TERESA MUSCO

Breve biografia

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nata a Caiazzo il 7 giugno 1943, ha fatto ritorno alla Casa del Padre il 19 agosto 1976 all'età di 33 anni. La sua vita è stata tutta offerta alla gloria del Padre; la Passione di Gesù la sua vera passione, il tutto vissuto con un amore sempre entusiasta lasciando un meraviglioso esempio di genuina spiritualità in contrasto con la vita monotona e amorfa di tanti cristiani d'oggi. Fenomeni veramente impressionanti, e che lasciano pensare, si sono verificati nella sua abitazione. Alcune statue di Gesù e della Vergine hanno versato lacrime di sangue. Nostro Signore ha dato 567 manifestazioni, la Vergine Santa 190 e i fenomeni in totale (verbalizzati e sottoscritti da testimoni oculari) sono stati 757. Questa serie imponentissima di fenomeni straordinari è come un assedio supremo di amore da parte di Dio per l’umanità errante; è un supremo e, Dio non voglia, estremo, insistente richiamo a voler ritornare a Colui che è il nostro principio e il nostro fine supremo, il Bene sommo, l’unico capace di saziare quella fame e quella sete di infinito, di felicità senza limiti, che tanto invade e tormenta l’uomo di questo nostro fine secolo. In queste immagini Nostro Signore e la Vergine Santa ci fanno rivivere la tragica realtà di Calvario: Cristo continua a morire per noi, la Redenzione è in continua attuazione. Ai buoni viene chiesto una partecipazione sempre più viva alla passione di Gesù e del Cuore Immacolato e Addolorato della Mamma Celeste.

NASCITA DELLA CROCE

Una famiglia del Sud

In una stradetta del paese, in una casa povera come la famiglia che vi abitava, nacque Teresa Musco, il 7 giugno 1943.

Il paese è Caiazzo, di antica origine osca, in provincia di Caserta. La famiglia Musco può essere considerata una famiglia tipica del Sud: famiglia onesta e religiosa, famiglia numerosa come la maggioranza delle famiglie di allora, cristianamente timorate di Dio e rispettose della fecondità del matrimonio.

Dieci figli videro la luce in casa Musco, anche se quattro minori morirono in tenera età.

Il papà si chiamava Salvatore. Era un contadino con tutti i pregi e i difetti del contadino meridionale.

In più, veniva considerato un tipo "tedesco" per l’asprezza di certe sue collere e per la fermezza dispotica delle sue decisioni, che faranno soffrire spesso tutta la famiglia e arriveranno all’esasperazione insensata contro la povera Teresa.

La mamma, Rosa Zullo, era una creatura dolce e dimessa, sempre sottomessa e docile al marito, generosissima fra le prove e i sacrifici senza numero che la grossa famiglia esigeva da lei per andare avanti.

Non mancava la fede in quella casa. Anzi, se è vero che il papà lasciava a desiderare specialmente con la bestemmia, la mamma, invece, era di esempio per i figli con la sua vita di pietà sincera.

Fu lei l’educatrice religiosa della famiglia pur in mezzo a tanti scompigli che levavano la pace dentro e fuori casa.

Il tempo in cui vide la luce Teresa, infatti, era tempo di tragiche vicende per la povera Italia. Il capovolgimento delle sorti della guerra portata avanti da Germania, Italia e Giappone, significò per tutto il popolo anni di terrore, di fame, di disordini, di rovine materiali e morali. Tra bombardamenti e carestie, quanti lussi e disastri intristirono quei giorni e quegli anni!

LA MORTE E LA GLORIA

L’ultimo capitolo della vita di Teresa è quello della corsa attraverso tre ospedali – di Caserta, di Mercato S. Severino, di Napoli – quasi a inseguire Colui che doveva portarla con sé nel Regno dei cieli.

Dal 13 marzo 1973 Teresa sapeva che non sarebbe passato molto tempo ancora per la dipartita da questo mondo. Glielo assicurò Gesù.

Adesso avverte con lucidità che l’ora è vicina. Il 28 luglio, in visita al fratello Luigi, a Castel S. Lorenzo, così gli dice: "Questa è l’ultima volta che vengo qui. Ormai la mia missione è finita: Quello che ti raccomando di più è questo: non dimenticarti di pregare continuamente per i Sacerdoti".

Il "5 giugno, intanto, era stata necessariamente ricoverata all’Ospedale di Caserta, nel reparto di Nefrologia.

Oltre le sofferenze solite, Teresa subito deve abbracciare la croce delle curiosità dei vicini, delle inquisizioni dei medici, a volte beffardi, della privazione del silenzio e del raccoglimento.

In cambio, potette esercitare la più squisita carità verso i suoi vicini di letto, specialmente verso una bimba di 12-13 anni, in condizioni così gravi che se ne aspettava solo la morte; verso una povera vecchietta abbandonata da tutti al punto che non aveva dove andare, quando venne dimessa, perché nessuno dei figli la voleva, verso una signora negra, che le ammalate non videro di buon occhio né nascosero la loro antipatia: Teresa, invece, la colmò di tanta carità, che quella poverina le si aprì e le confidò la sua storia dolorosa.

Ma la salute di Teresa, intanto, peggiorava. Si era resa necessaria, ormai, l’ emodialisi. A Caserta però, non c’erano posti. Allora in autoambulanza la mandarono all’Ospedale di Mercato S. Severino, dove sembrava che ci fosse un posto di emergenza. E invece, nulla, anche là tutto occupato. Infine, si decise di trasportarla alla Clinica dei Gerani, a Napoli.

Sballottata di qua e di là, povera martire, Teresa seppe la spiegazione dalla Madonna, nell’ultima estasi del 25 luglio: "Ho voluto farti provare quello che io sentii nel cuore quando non fui accolta. Soffrirai ancora un poco e poi ti porterò alla presenza del Padre".

Nella Clinica dei Gerani trovò un ambiente sereno. Le buone Suore fecero presto ad affezionarsi ad un’ammalata così mite, paziente come un agnello.

Anche i medici e il personale la trattarono con ogni riguardo.

Ma gli interventi a cui Teresa fu sottoposta erano lunghi e dolorosi. Eppure, ella, coraggiosa, non emise lamenti, né strilli. I medici ne rimasero molto ammirati, incoraggiandola ad essere sempre così eroica.

Nei momenti di maggiore sofferenza le Suore non sapevano come sollevarla, e le chiedevano che cosa desiderasse, ma Teresa rispondeva: "Io desidero una cosa sola che nessuno mi può dare: il Paradiso".

E a quanti andavano a visitarla ella raccomandava: "Pregate affinché Gesù mi porti presto in Paradiso!".

Lo sentiva vicino, il Paradiso, e lo desiderava! Ormai le restava solo di consumare l’olocausto come Gesù, Divina Vittima crocifissa e dissanguata.

Il giorno della Madonna del Carmine le venne applicato il rene artificiale. Operazione delicata, rischiosissima. Riuscì bene, e i medici potettero esclamare: "Il primo miracolo l’ ha fatto a se stessa".

Durante la degenza Teresa ebbe l’ispirazione di soffrire ancora tutto per le grandi intenzioni che aveva nel cuore, e volle rinnovare la sua offerta di Vittima per la S. Chiesa, per i Sacerdoti, per i peccatori. Gli ultimi giorni, i giorni della consumazione del sacrificio sono i più fecondi e i più gradirti a Dio.

Venne dimessa dalla clinica dei Gerani il 26 luglio, ma doveva tornarci a giorni alterni per proseguire la cura. Durante questo periodo, fino al giorno della morte, Teresa si mostrò molto serena, spigliata, vivamente interessata a far iniziare la sua opera per i poveri vecchi e per i Sacerdoti, bisognosi di cura e di assistenza.

Anche alla vigilia della morte, il 18 agosto, Teresa ebbe la gioia di incontrarsi con il P. Spirituale, Don borra, e di parlare dell’acquisto della casa per Sacerdoti anziani e per vecchietti a S. Clemente: sembrava che portasse fretta a dire tutto, a concludere le cose. E non aveva torto.

Il giorno dopo, verso le 12.30, pur spossata per il violento mal di testa, partì da Caserta per la Clinica dei Gerani. E anche durante il viaggio parlò molto dell’opera di carità da fare per i Sacerdoti anziani e i vecchi abbandonati.

L’ultima dialisi ha inizio. Ma comunicano subito i sintomi allarmanti: il cuore non regge! Mal di testa e crampi violenti spingono Teresa a chiedere di sciogliere i lacci. Incoraggiata dal Fratello spirituale Padre Franco Amico, recita con lui alcune preghiere: Padre Nostro, Ave Maria, Gloria, Salve Regina e l’Atto di piena conformità al volere divino.

I ritocchi a distesa delle campane della vicina basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte, intanto, chiamano tutti ad una funzione riparatrice per un sacrilego furto di Perticole consacrate. Che cosa avvenne? Avvenne che anche le suore infermiere lasciano la Clinica per partecipare a quest’ora di adorazione riparatrice.

Teresa rimane sola. Inchiodata alla croce.

Attanagliata da dolori terribili. E’ il compimento di un accordo che Teresa aveva preso con la Madonna già nel 1972: "Mamma, allora siamo d’accordo: quando sarà quel giorno voglio essere sola…voglio morire sulla croce…".

C’è Padre Franco in preghiera. Teresa è fra gli strazi. Ad un certo momento esclama: "Aspetta! Aspetta!". A chi è rivolto? Si può credere che sia rivolto a un’apparizione, alla Divina Madre che l’avverte degli ultimi preziosi istanti per morire come Gesù sulla Croce.

Infatti, dopo qualche attimo di quiete, "all’improvviso – riferisce Padre Franco – ecco che le sue braccia si sollevano più in alto della testa e tutto il suo corpo, le gambe, i piedi assunsero una rigidità come se fosse diventata tutta di marmo. Teresa assunse l’atteggiamento di Gesù agonizzante con le braccia spalancate sulla croce".

Padre Franco le amministrò il Sacramento dell’Unzione degli infermi. I medici consentirono che venisse trasportata subito a Caserta. Le suore l’adagiarono sulla macchina. Arrivata a Caserta era calda, ma era morta.

Erano le 20,30 del 19 agosto 1976, Teresa aveva 33 anni. L’ultimo pensiero di Teresa è una risposta data nella Clinica dei Gerani ad un’ammalata che si era avvicinata a lei qualche ora prima della morte e le aveva chiesto: "Perché il Signore mi fa soffrire tanto?". "Non sapete – rispose Teresa – che il Signore Gesù per dimostrarci il suo Amore è morto per noi in croce? Non sapete che anche noi, con i nostri peccati abbiamo gridato e voluto la morte di Gesù?… Beati noi se sappiamo soffrire e offrire tutto al Signore. Niente va perduto. Il Signore non si tiene niente, e saprà ben ricompensarci delle nostre sofferenze".

Tutta la sua vita è contenuta, in questa risposta. Una vita che è lezione per tutti, lezione universale.

Beati noi se sapremo approfittarne.

Due giorni e due notti la salma rimase esposta e il via vai di gente venuta da ogni parte fu interminabile.

Teresa, vestita di bianco, con le mani e i piedi forati, appariva davvero una candida vittima, un giglio insanguinato, una vergine crocifissa.

L’afflusso della folla a un certo punto divenne così imponente che dovettero intervenire le autorità di Pubblica Sicurezza e i Vigili Urbani a disciplinare i movimenti di masse.

Le esequie furono solennissime. Ci fu una celebrazione di venti Sacerdoti nella Cattedrale di Caserta. Il traffico cittadino fu bloccato. L’apparizione della bianca bara fu accolta da inaspettati e scroscianti applausi all’uscita di casa, all’entrata e all’uscita del Duomo.

L’ultimo inno, molto caro a Teresa, cantato lungo il corteo diretto al cimitero di Caserta per la sepoltura, fu quello mariano: "Andrò a vederla un dì".

Era giunta davvero l’ora di andare a contemplare eternamente in Dio la sua dolcissima "Mamma celeste".

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