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| " Il Signore è il mio pastore:non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare" |
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ANNO DEL SANTO ROSARIO 2003
Con la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"
il S. Padre ha proclamato dal 16 ottobre 2002 al 16 ottobre 2003 l'Anno del
Rosario, proponendolo come sapiente preghiera contemplativa a tutta la Chiesa
e in particolare alle famiglie, e ha aggiunto ai consueti Misteri Gaudiosi,
Dolorosi e Gloriosi cinque nuovi Misteri della Luce, cioè della "rivelazione"
mirabile del divino Mistero di salvezza, che Gesù Cristo ha compiuto
negli episodi salienti della sua vita pubblica.Ma, in breve, cos'è il Santo Rosario?
Il Rosario è una pratica di pietà mariana che comporta la recita
di 20 decine di Ave Maria, precedute dal Padre Nostro e seguite dal Gloria.
A queste preghiere si aggiunge la meditazione di 20 misteri della vita di
Gesù e di Maria.La recita della quarta parte di questa pratica, con la sola
meditazione dei soli misteri Gaudiosi o Dolorosi o Gloriosi o della Luce si
chiama Corona del Rosario.I Sommi Pontefici hanno sempre raccomandato la Recita Quotidiana
della Corona del Rosario, sia come preghiera personale che della comunità.
I Papi hanno anche arricchito la recita della Corona con Indulgenze, ed in
modo particolare con Indulgenza plenaria, se recitata in Chiesa, o in famiglia,
o in una comunità e associazione religiosa.Come si recita la Corona del Rosario?
Segno della croce sul crocifisso e Invocazione iniziale "O Dio vieni
a salvarmi".
Recita del Padre Nostro sul primo grano grosso.
Recita della Ave Maria su ciascuno dei tre grani piccoli per la fede, la speranza
e la carità.
Recita del Gloria al Padre sul successivo grano grosso.
(facoltativo) Recita della preghiera di Fatima "Gesù mio"
sul grano grosso.
Enunciazione del Mistero sul grano grosso ("Nel primo - secondo, terzo,
quarto, quinto - mistero gaudioso - o doloroso, o glorioso, o della Luce -
contempliamo...") e recita del Padre Nostro.
Recita della Ave Maria su ognuno dei successivi 10 grani piccoli.
Dopo ogni decina di Ave Maria, si recita il Gloria al Padre e, facoltativamente,
la preghiera di Fatima "Gesù mio". Poi si enuncia il successivo
mistero, oppure...
...alla fine del Rosario, si recita la Salve Regina.
Si recitano le Litanie della Madonna.
Segno della Croce per concludere.
(facoltativo) Recita del Padre Nostro, della Ave Maria e del Gloria al Padre
per le intenzioni del Santo Padre. IL NUOVO ROSARIO
MISTERI DELLA GIOIA
Da recitarsi il Lunedì e il Sabato 1 L'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine
2 La visita di Maria a Elisabetta a Santa Elisabetta
3 La nascita di Gesù Cristo nella grotta di Betlemme
4 La presentazione di Gesù Bambino al Tempio
5 Il ritrovamento di Gesù dodicenne tra i dottori al Tempio MISTERI DEL DOLORE
Da recitarsi il Martedì e il Venerdì 1 L'Agonia di Gesù Crsito nell'orto del Getsemani
2 La flagellazione di Gesù Cristo alla colonna
3 La coronazione di spine di Gesù Cristo
4 Il viaggio al Calvario di Gesù Cristo carico della croce
5 La Crocifissione e la Morte di Gesù CristoMISTERI DELLA LUCE
Da recitarsi il Giovedì 1 Il battesimo di Gesù Cristo nel Giordano
2 la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana
3 L'annuncio di Gesù Cristo del Regno di Dio
4 La Trasfigurazione di Gesù Cristo sul monte Tabor
5 L'istituzione dell'Eucarestia durante l'Ultima CenaMISTERI DELLA GLORIA
Da recitarsi il Mercoledì e la Domenica 1 La Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo
2 L'Ascensione di Gesù Cristo al Cielo
3 La Discesa dello Spirito Santo su Maria Vergine e gli Apostoli
4 L'Assunzione di Maria Vergine al Cielo
5 L'Incoronazione di Maria Vergine e la Gloria degli Angeli e dei Santi INTRODUZIONE1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente
nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata
da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità
e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato,
una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità.
Essa ben s'inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila
anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto
dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum!
») per ridire, anzi "gridare" Cristo al mondo come Signore
e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14,
6), come« traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali
della storia e della civiltà ».(1)Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia
mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà
dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero
messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.(2) In esso riecheggia
la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione
redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano
si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione
della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità
del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia,
quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.I Romani Pontefici e il Rosario2. A questa preghiera hanno attribuito grande importanza
tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone
XIII che il 1º settembre 1883 promulgava l'Enciclica Supremi apostolatus
officio,(3) alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi
su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale di fronte
ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca
conciliare, si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare
il Beato Giovanni XXIII (4) e soprattutto Paolo VI, che nell'Esortazione apostolica
Marialis cultus sottolineò, in armonia con l'ispirazione del Concilio
Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento
cristologico.Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare
alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera
ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato
con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario
di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli
della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato
sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane
dall'elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così
mi esprimevo: «Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera
meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità.
[...] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera
dell'ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo
che tratta della mirabile presenza
della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo
delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell'anima i principali
episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell'insieme
dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva
con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua
Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste
decine
del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell'individuo, della famiglia,
della nazione, della Chiesa e dell'umanità. Vicende personali e vicende
del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini,
che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario
batte il ritmo della vita umana».(5) Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo
nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi, all'inizio
del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero fare
altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa
attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio
grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione
ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!Ottobre 2002 – ottobre 2003: Anno del Rosario3. Per questo, sull'onda della riflessione offerta nella
Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo
di Dio, dopo l'esperienza giubilare, a « ripartire da Cristo »,(6)
ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento
mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione
del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima.
Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria
il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione
dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata Enciclica di Leone
XIII, desidero che questa preghiera nel corso dell'anno venga particolarmente
proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto,
l'anno che va dall'ottobre di quest'anno all'ottobre del 2003 Anno del Rosario.Affido questa indicazione pastorale all'iniziativa delle
singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto
integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese particolari. Ho fiducia
che essa venga accolta
con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno
significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un'ordinaria
quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione
personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi
piace
ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40 anni dall'inizio
del Concilio Ecumenico Vaticano II
(11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta dallo spirito
di Dio per la Chiesa del nostro tempo.(7) Obiezioni al Rosario4. L'opportunità di tale iniziativa emerge da diverse
considerazioni. La prima riguarda l'urgenza di fronteggiare una certa crisi
di questa preghiera che, nell'attuale contesto storico e teologico, rischia
di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta
alle nuove generazioni. C'è chi pensa che la centralità della
Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia
come necessaria conseguenza una diminuzione dell'importanza del Rosario. In
realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non
si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce
e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore,
raccogliendone frutti nella vita quotidiana.Forse c'è anche chi teme che essa possa risultare
poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà,
essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio,
quale il Concilio l'ha delineato: un culto orientato al centro cristologico
della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre,
il Figlio [...] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ».(8)
Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un
ostacolo all'ecumenismo!Via di contemplazione5. Ma il motivo più importante per riproporre con
forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo
validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di contemplazione del
mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio
ineunte come vera e propria "pedagogia della santità": «
C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte
della preghiera ».(9) Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante
contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata
anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente
che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche "scuole"'
di preghiera ».(10)Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata
tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso
è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo,
alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù
» germogliata sull'humus dell'Oriente cristiano.Preghiera per la pace e per la famiglia6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario
si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare
da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto
dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All'inizio
di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell'attentato
dell'11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo
nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa
immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è
la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo
il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia »
(Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti
in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione
alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore
cristiano.Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro
versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società,
sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e
pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile
istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio
del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale
della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti
di questa crisi epocale.« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)7. Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia
anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna
alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo
prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio!
» (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo
e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche
modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a
questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare,
per l'incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l'autorevole
riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,(11)
i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo
e di speranza.Sulle orme dei testimoni8. Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi
che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione. Basterà
ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera
sul Rosario,(12) e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che
ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale
vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino di
santità poggia su un'ispirazione udita nel profondo del cuore: «
Chi propaga il Rosario è salvo! ».(13) Su questa base, egli si
sentì chiamato a costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine
del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell'antica Città, appena
lambita dall'annuncio cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall'eruzione
del Vesuvio, ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle
luci e delle ombre della civiltà classica. Con l'intera sua opera e,
in particolare, attraverso i « Quindici Sabati », Bartolo Longo
sviluppò l'anima cristologica e contemplativa del Rosario, trovando
particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il « Papa del
Rosario ».Torna al sommarioCAPITOLO I
CONTEMPLARE CRISTO CON MARIAUn volto splendido come il sole9. « E apparve trasfigurato davanti a loro; il suo
volto brillò come il sole » (Mt 17, 2). La scena evangelica della
trasfigurazione di Cristo, nella quale i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni
appaiono come rapiti dalla bellezza del Redentore, può essere assunta
ad icona della contemplazione cristiana. Fissare gli occhi sul volto di Cristo,
riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità,
fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto
glorificato alla destra del Padre, è il compito di ogni discepolo di
Cristo; è quindi anche compito nostro. Contemplando questo volto ci
apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre
nuovamente l'amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo. Si
realizza così anche per noi la parola di san Paolo: « Riflettendo
come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella
medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del
Signore » (2 Cor 3, 18). Maria modello di contemplazione10. La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello
insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È
nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un'umana somiglianza
che evoca un'intimità spirituale certo ancora più grande. Alla
contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta
assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche
modo su di Lui già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per opera
dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e
a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme,
anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre
lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr Lc 2, 7).Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore,
non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo
interrogativo, come nell'episodio dello smarrimento nel tempio: « Figlio,
perché ci hai fatto così? » (Lc 2, 48); sarà in
ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell'intimo di Gesù,
fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a
Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto
sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della
"partoriente", giacché Maria non si limiterà a condividere
la passione e la morte dell'Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio
a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino
di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione
e, infine, uno sguardo ardente per l'effusione dello Spirito nel giorno di
Pentecoste (cfr At 1, 14).I ricordi di Maria11. Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni
sua parola: « Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore »
(Lc 2, 19; cfr 2, 51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l'hanno
accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i
vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire,
in certo senso, il "rosario" che Ella stessa ha costantemente recitato
nei giorni della sua vita terrena.Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste,
i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi ad
ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale
Ella continua a sviluppare la trama del suo "racconto" di evangelizzatrice.
Maria ripropone continuamente ai credenti i "misteri" del suo Figlio,
col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta
la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana
si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.Rosario, preghiera contemplativa12. Il Rosario, proprio a partire dall'esperienza di Maria,
è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione,
ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: « Senza contemplazione,
il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire
meccanica ripetizione di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù:
"Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere
esauditi in ragione della loro loquacità" (Mt 6, 7). Per sua natura
la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso,
che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore,
visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e
ne dischiudano le insondabili ricchezze ».(14) Mette conto di soffermarci su questo profondo pensiero di
Paolo VI, per far emergere alcune dimensioni del Rosario che meglio ne definiscono
il carattere proprio di contemplazione cristologica.Ricordare Cristo con Maria13. Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare.
Occorre tuttavia intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar),
che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia
è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo
stesso. Questi eventi non sono soltanto un "'ieri"; sono anche l''oggi'
della salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia:
ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni
diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l'uomo di ogni
tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro devoto approccio
a quegli eventi: « farne memoria », in atteggiamento di fede e
di amore, significa aprirsi alla grazia che Cristo ci ha ottenuto con i suoi
misteri di vita, morte e risurrezione. Per questo, mentre va ribadito con il Concilio Vaticano II
che la Liturgia, quale esercizio dell'ufficio sacerdotale di Cristo e culto
pubblico, è « il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa
e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua forza »,(15) occorre
anche ricordare che la vita spirituale « non si esaurisce nella partecipazione
alla sola sacra Liturgia. Il cristiano chiamato alla preghiera in comune,
nondimeno deve anche entrare nella sua camera per pregare il Padre nel segreto
(cfr Mt 6, 6); anzi, deve pregare incessantemente come insegna l'Apostolo
(cfr 1Ts 5, 17) ».(16) Il Rosario si pone, con una sua specificità,
in questo variegato scenario della preghiera "incessante", e se
la Liturgia, azione di Cristo e della Chiesa, è azione salvifica per
eccellenza, il Rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione
salutare. L'immergersi infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore,
fa sì che quanto Egli ha operato e la Liturgia attualizza venga profondamente
assimilato e plasmi l'esistenza. Imparare Cristo da Maria14. Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore
e la rivelazione. Non si tratta solo di imparare le cose che Egli ha insegnato,
ma di "imparare Lui". Ma quale maestra, in questo, più esperta
di Maria? Se sul versante divino è lo Spirito il Maestro interiore
che ci porta alla piena verità di Cristo (cfr Gv 14, 26; 15, 26; 16,
13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come
la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero.Il primo dei "segni" compiuto da Gesù –
la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana – ci mostra
Maria appunto nella veste di maestra, mentre esorta i servi a eseguire le
disposizioni di Cristo (cfr Gv 2, 5). E possiamo immaginare che tale funzione
Ella abbia svolto per i discepoli dopo l'Ascensione di Gesù, quando
rimase con loro ad attendere lo Spirito Santo e li confortò nella prima
missione. Il passare con Maria attraverso le scene del Rosario è come
mettersi alla "scuola" di Maria per leggere Cristo, per penetrarne
i segreti, per capirne il messaggio.Una scuola, quella di Maria, tanto più efficace, se
si pensa che Ella la svolge ottenendoci in abbondanza i doni dello Spirito
Santo e insieme proponendoci l'esempio di quella « peregrinazione della
fede »,(17) nella quale è maestra incomparabile. Di fronte a
ogni mistero del Figlio, Ella ci invita, come nella sua Annunciazione, a porre
con umiltà gli interrogativi che aprono alla luce, per concludere sempre
con l'obbedienza della fede: « Sono
la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1, 38).
Conformarsi a Cristo con Maria15.La spiritualità cristiana ha come suo carattere
qualificante l'impegno del discepolo di conformarsi sempre più pienamente
al suo Maestro (cfr Rm 8, 29; Fil 3, 10. 21). L'effusione dello Spirito nel
Battesimo inserisce il credente come tralcio nella vite che è Cristo
(cfr Gv 15, 5), lo costituisce membro del suo mistico Corpo (cfr 1Cor 12,
12; Rm 12,5). A questa unità iniziale, tuttavia, deve corrispondere
un cammino di assimilazione crescente a Lui, che orienti sempre più
il comportamento del discepolo secondo la "logica" di Cristo: «
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù »
(Fil 2, 5). Occorre, secondo le parole dell'Apostolo, « rivestirsi di
Cristo » (cfr Rm 13, 14; Gal 3, 27).Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione
incessante – in compagnia di Maria – del volto di Cristo, questo
ideale esigente di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via
di una frequentazione che potremmo dire "amicale". Essa ci immette
in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come "respirare" i
suoi sentimenti. Dice in proposito il beato Bartolo Longo: « Come due amici, praticando frequentemente insieme,
sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente
con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando
insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo divenire, per quanto
ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi
sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto ».(18)
Per questo processo di conformazione a Cristo, nel Rosario,
noi ci affidiamo in particolare all'azione materna della Vergine Santa. Colei
che di Cristo è la genitrice, mentre è essa stessa appartenente
alla Chiesa quale « membro eccelso e del tutto eccezionale »,(19)
è al tempo stesso la "Madre della Chiesa". Come tale continuamente
"genera" figli al Corpo mistico del Figlio. Lo fa mediante l'intercessione,
implorando per essi l'effusione inesauribile dello Spirito. Ella è
l'icona perfetta della maternità della Chiesa.Il Rosario ci trasporta misticamente accanto a Maria impegnata
a seguire la crescita umana di Cristo nella casa di Nazareth. Ciò le
consente di educarci e di plasmarci con la medesima sollecitudine, fino a
che Cristo non « sia formato » in noi pienamente (cfr Gal 4, 19).
Questa azione di Maria, totalmente fondata su quella di Cristo e ad essa radicalmente
subordinata, « non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti
con Cristo, ma la facilita ».(20) È il luminoso principio espresso
dal Concilio Vaticano II, che ho sperimentato tanto fortemente nella mia vita,
facendone la base del mio motto episcopale: Totus tuus.(21) Un motto, com'è
noto, ispirato alla dottrina di San Luigi Maria Grignion de Montfort, che
così spiegava il ruolo di Maria nel processo di conformazione a Cristo
di ciascuno di noi: « Tutta la nostra perfezione consiste nell'essere conformi,
uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta
di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma,
unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo
Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che,
tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un'anima
a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più
un'anima sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a
Gesù Cristo ».(22) Mai come nel Rosario la via di Cristo e quella di Maria appaiono
così profondamente congiunte. Maria non vive che in Cristo e in funzione
di Cristo! Supplicare Cristo con Maria16.Cristo ci ha invitati a rivolgerci a Dio con insistenza
e fiducia per essere esauditi: « Chiedete e vi sarà dato; cercate
e troverete; bussate e vi sarà aperto » (Mt 7, 7). Il fondamento
di questa efficacia della preghiera è la bontà del Padre, ma
anche la mediazione presso di Lui da parte di Cristo stesso (cfr 1Gv 2, 1)
e l'azione dello Spirito Santo, che « intercede per noi » secondo
i disegni di Dio (cfr Rm 8, 26-27). Noi infatti « nemmeno sappiamo che
cosa sia conveniente domandare » (Rm 8, 26) e talvolta non veniamo esauditi
perché « chiediamo male » (cfr Gc 4, 2-3).A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno
sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna.
« La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera
di Maria ».(23) In effetti, se Gesù, unico Mediatore, è
la Via della nostra preghiera, Maria, pura trasparenza di Lui, mostra la Via,
ed « è a partire da questa singolare cooperazione di Maria all'azione
dello Spirito Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa
Madre di Dio, incentrandola sulla persona di Cristo manifestata nei suoi misteri
».(24) Alle nozze di Cana il Vangelo mostra appunto l'efficacia dell'intercessione
di Maria, che si fa portavoce presso Gesù delle umane necessità:
« Non hanno più vino » (Gv 2, 3).Il Rosario è insieme meditazione e supplica. L'insistente
implorazione della Madre di Dio poggia sulla fiducia che la sua materna intercessione
può tutto sul cuore del Figlio. Ella è « onnipotente per
grazia »,(25) come, con audace espressione da ben comprendere, diceva
nella sua Supplica alla Vergine il beato Bartolo Longo. Una certezza, questa,
che, a partire dal Vangelo, si è andata consolidando per via di esperienza
nel popolo cristiano. Il sommo poeta Dante la interpreta stupendamente, nella
linea di san Bernardo, quando canta: « Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz'ali ».(26) Nel Rosario Maria, santuario dello Spirito Santo (cfr Lc
1, 35), mentre è supplicata da noi, si pone per noi davanti al Padre
che l'ha colmata di grazia e al Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi
e per noi.Annunciare Cristo con Maria17. Il Rosario è anche un percorso di annuncio e di
approfondimento, nel quale il mistero di Cristo viene continuamente ripresentato
ai diversi livelli dell'esperienza cristiana. Il modulo è quello di
una presentazione orante e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo
secondo il cuore di Cristo. In effetti, se nella recita del Rosario tutti
gli elementi per un'efficace meditazione vengono adeguatamente valorizzati,
ne nasce, specialmente nella celebrazione comunitaria nelle parrocchie e nei
santuari, una significativa opportunità catechetica che i Pastori devono
saper cogliere. La Vergine del Rosario continua anche in questo modo la sua
opera di annuncio di Cristo. La storia del Rosario mostra come questa preghiera
sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile
per la Chiesa a motivo del diffondersi dell'eresia. Oggi siamo davanti a nuove
sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci
ha preceduto? Il Rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa
non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore.