Non di solo pane vive l'uomo,
                         ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio
" Il Signore è il mio pastore:non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare"

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Cari figli vi amo tutti e vi benedico e benedico tutti coloro che si sono affidati alle vostre preghiere.Figli miei pregate tutti i giorni il Santo Rosario per meditare insieme con me la passione di Gesù. Questa preghiera vi guarirà nel corpo e nell’anima e vi permetterà di  entrare nella nuova era. Figlioli, non temete per quanto sta avvenendo nel mondo, perché sarete protetti dagli angeli del Signore, e le potenze delle tenebre non vi sfioreranno, perché avverrà per voi come avvenne ai tempi di Mosè in cui furono salvati dalla morte coloro che segnarono le loro porte con il sangue dell'agnello.Luca 12-1-21

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Santuario di San Lazzaro è Stemma Cavalieri S.Lazzaro in Capua

L'OSPEDALE DI SAN LAZZARO IN CAPUA

Distinti da tutti gli altri ospedali furono i lebbrosari. Questo particolare tipo di nosocomio adottò le sue particolari strutture alla peculiare cura del morbo di Hansen che in Europa ebbe larga diffusione specie dopo le Crociate (43). E questi luoghi di cura, sorti quasi sempre fuori le mura della città, come gli ospedali in genere , affondando le radici della loro nascita in epoche lontanissime, trovarono sviluppo maggiore nel II e III secolo, e furono quasi sempre intitolati a S. Lazzaro in onore del Santo che secondo la storia del Cristianesimo e la tradizione fu affetto da lebbra. A questo ospedale si abbinò un ordine Cavalleresco: quello dei "Cavalieri dell'ordine di S. Lazzaro". Lo Iannotta (44) riportando una notizia del Di Capua Capace riferisce all'anno 363 l'epoca della fondazione dell'Ordine ad opera dei Cristiani d'Occidente, in Palestina; ufficio di questi Cavalieri era quello di accompagnare i pellegrini in Terra Santa, di difenderli con le armi e di ricevere i lebbrosi (45). All'incirca della stessa epoca fu la fondazione del primo ospedale per lebbrosi, sotto l'Impero di Giuliano l'Apostata ed ebbe il sommo consenso del Pontefice Damaso I e di S. Basilio Magno. Perduta però dai Cristiani la padronanza della Terra Santa, quest'Ordine vide distrutto il suo ospedale in Gerusalemme e si stabilì Boigny ove nell'anno 1154 ebbe la protezione di Re Ludovico VII, detto il giovane, e continuò la sua meritoria opera. Ben presto però i Cavalieri dell'Ordine si sparsero in tutto il mondo della Cristianità acquistando novello splendore e vigore. Ma con il passare dei secoli questo splendore andò oscurandosi anche perché, dopo altissime punte di diffusione, la lebbra scemò e gli ospedali da specifici posti di cura divennero comuni luoghi nosocomiali. L'Ospedale di S. Lazzaro in Capua, del quale tratteremo, ebbe larghe concessioni, prima della sua decadenza, da Papi quali Innocenzo III , Onorio III, Innocenzo IV, Pio IV, da Re ed Imperatori, e fu tenuto in massima lode (46). La Chiesa e l'Ospedale di Capua furono fondate "extra moenia" da Lazaro di Raimo, nobile cittadino capuano, il 2 marzo 1228. A questo proposito abbiamo forse il più antico e significativo documento legale del genere, documento stilato in quel particolare idioma misto tra il latino ed il primo italiano, dai notari capuani, e che ebbe come giudice a contratto un nostro grande concittadino, Pier della Vigna, colui che tenne "ambo le chiavi del cor di Federico" come disse Dante. Riportiamo per intero questo importantissimo documento, perduto nell'originale, ma trascritto con la solita precisione ed attenzione dal Di Capua Capace: "In nomine Salvatoris Christi anno MCCXXVIII. Regnante Imperatore Federico, die 2 mensiis Martii. Io Giovanne Curiale sono stato pregato per parte dell'onesto huomo, e nobile Lazaro di Raimo , gentiluomo della città di Capua, presente >Pietro delle Bigne Giudice a contrtatto, come l'honesto huomo Lazaro di Raimo have fonnato una Cappella nominata Santo Labaro, la quale detta Cappella, ut supra, detto fondatore l'have fatta consacrare per il Reverendissimo Vescovo di Nocera Valerio Ursino, et in detto Altare di detta Cappella, ut supra, ci è la reliquia di S. Stefano, e di S. Raimo, e delle reliquie di S. Paolo, et l'honesto huomo ut supra l'have dotata di docati ducento cinquanta l'anno sopra molte case dentro di Capua, et vole detto Fondatore, che detta cappella sia commenda di S. Labaro, et allo Spidale che ci sia lo Priore con tre Commendatori colla Croce Verde, e abbiano docati ducento l'anno, et li cinquanta docati siano dello Spidale delli poveri Lazzarosi, quale detto Spidale sta iusta con la Cappella. Item detto Fondatore, ut supra vole, che detti Commendatori, e Priori siano gentiluomini approbati de legitimo matrimonio et abbiano l'entrata di detta Cappella et detti Commendatori nobili habbiano a pigliare l'Ordine di S.Pietro il primo el secondo, et siano fatti Cavalieri in arme da Re o reali. Et l'Arcivescovo di Capua debbia dire la Messa Pontificale presente quello, che si vole fare cavaliere di S. Labaro, et detto Cavaliero se vole mettere a piedi l'Altare, come ha fenito la Messa si stenna in terra con un panno negro lungo, il quale si deve dire l'Ufficio doppio, ed ordinato dei morti. Come è fenito detto Ufficio il Reverendissimo Arcivescovo fa levar suso detto Commendatore, e li metta la Croce Verde con trionfi, e suoni, e il detto Arcivescovo debbia aprire il Messale, et detto Cavaliere debbia far giuramento di osservare castità, et obbedienza, et favorire li poveri gentiluomini, et donne vedove, et favorire li lazzaruti, et andare contro l'Infedeli, et detto Commendatore di S. Lazaro è tenuto di dire cento Pater Noster et Ave Maria, et comunicarsi tutte le Pasche et feste delli Apostoli. Item detto Fondatore vole, che quando è la festa di S. Labaro ci siano le Vespere, e messa solenne, et detto Priore è tenuto al primo di Raimo un pesce d'un rotolo, e quando la Candelora detto Priore è tenuto dare una cannela di cira d'una libra al primo di casa di Raimo, e dell'herediscennenti. Scritto per mano di me notaro Giovanne Curiale, ersottoscritti testimoni, et signo signavi.
Locus + Sigilli Io Pietro delle Bigne Giodice a contratto, il quale sono stato nominato ut sopra.
Io Nicola Boffa sono testimonio.
Io Basilio Longo sono testimonio.
Ego Thomasius De Capua testis sum.
Come si può notare in questo particolareggiato atto di istituzione e fondazione è rinchiuso tutto il significato dell'Ordine, con le sue attribuzioni cavalleresche, le sue regole per l'investitura, i suoi compiti caritatevoli. E queste organiche disposizioni furono nei secoli seguite scrupolosamente; e la magnificenza dell'Ordine fece si che altamente nobilitante fosse l'esserne il gran Maestro, tanto che troviamo le famiglie più nobili contendersi l'onore di essere a capo dell'Ordine stesso: De Benuto, D'Azzia, Carafa, Castiglione. Dalle antiche pergamene anzitutto si nota che a Capua, presso l'Ospedale, viene sempre fissata la sede del capo dell'Ordine di S. Lazzaro che ebbe la nominativa di Gran Maestro; al contrario di quanto avevasi nella stessa città per l'Ordine Gerosolimitano ove si accettò sempre la definizione di Gran Priore. Come le altre consimili istituzioni anche quella di S. Lazzaro fu suffragata ed incitata dall'aiuto, dalla considerazione e dalla benevolenza di Re, Imperatori, e Papi. Federico II di Svevia accordò alla città di Capua l'istituzione di un mercato franco in prossimità della città sotto il Gran Maestrato di tal Fr.Angelo (probabilmente della famiglia Raimo) nell'anno 1226 (47) magister infirmorum Ecclesiae S. Lazari, quae est foris hanc Capuanam Civitatem" per lunghi anni la vita dell'ospedale fu operante ed il primo documento anche se con una nota negativa ci riparla del Nosocomio, indirettamente dicendoci dell'esistenza sino a quell'epoca dell'ospedale stesso ed è del Pontificato di Innocenzo VIII che con bolla propria soppresse l'Ordine e l'ospedale; ma seguentemente Papa Leone X revocò la precedente disposizione riportando all'antico onore ed operosità la chiesa e l'ospedale. Anzi alla nostra istituzione assoggettò gli ospedali di S. Giovanni dei lebbrosi di Palermo e quello di S. Agata in Messina "dictumque Hospitale capuanum adversus suppressiones et extinctiones per Innocentium VIII etiam praedecessorem nostrum factas reposuerat et reintegraverat, ac Magistero generali eiusdem Hospitalis, seu Domus sancti Lazari Capuam eiusdem Ordinis Santi Augustini ut Panormitanum". Ancora Innocenzo III, Onorio III Innocenzo IV ne presero il patrocinio tanto da concedere ai cavalieri dell'Ordine di eleggere a loro Gran Maestro un uomo sano e non lebbroso come voleva la tradizione, e confermando il possesso dei beni già donati in Calabria, Puglia e Sicilia da Federico II di Svevia. Un documento ancora importantissimo riportiamo ed è forse tra le primissime leggi sanitarie emesse: si tratta delle disposizioni emanate da Re Roberto il 2 aprile scrive a tutti li suoi officiali del presente Regno che li religiosi frati dell'ospedale di S. Labaro, ch'essi per l'Istituto dei Santi Padri e con l'autorità dei privilegi dei sommi Pontefici hanno da costringere quelli che sono infetti di lepra dovunque occorre trovarli, e ridurre a restringere nelle case di detto ospedale deputate all'abitazione di simili infermi, anche con violenza, se bisogna, separandoli da l'abitazione dei sani, e dandogli gli alimenti necessari in dette case, aiutati per alcuni di detti infermi che ricusano venire a detta casa spesso dalli loro parenti, perciò detto Re Roberto ordina a detti suoi officiali che li diano ogni favore acciò possono ridurre detti leprosi in dette case con costringerli ancora a pigliarli personalmente". Prima legge sanitaria d'isolamento obbligatorio; e dovette tale legge essere scrupolosamente eseguita in tutto il Regno perché l'ospedale di Capua fu ampliato per raccogliere il maggior numero di ricoverati: tale dispositivo sanitario restato operante sino al 1525 fu completato da un'aggiunta che riguardava anche tutto ciò che apparteneva ai leprosi, con il confiscare quanto era venuto in loro contatto, e confiscando le case, specie per quelli che decedevano, in pro dello Stato. Si ordinò a tutti gli officiali del Regno, sotto l'Imperatore Carlo V (49) per Andrea Carafa Conte di S. Severina, Viceré di detto Regno "che detti officiali avea da andare a ricuperare molte robe per lo Regno di persone infette di lebra, ed ancora di averne per lor morte, in vigor dei suoi privilegi et bolle de Summi Pontifici". Era Gran Maestro e Priore dell'ospedale Alfonso della famiglia d'Azzia (50) dalla quale sortirono ben quattro Maestri. Nel 1560 (51) abbiamo l'elezione alla somma carica di Fr. Giannetto (o Giannotto) Castiglione, milanese, Maestro di Camera e parente di Pio IV: sotto questo Gran Maestro le condizioni economiche dell'ospedale non dovettero essere floride, poiché gli ammalati dovevano procacciarsi da vivere con le questue girando per la città ed agitando le "chiaccarelle" (erano queste composte da due pezzi di legno) e poiché erano costretti nel luogo di cura in virtù delle leggi di Re Roberto, gli Eletti della città di Capua inviarono una petizione al Castiglione:
"Illustrissimo e Reverendissimo Signore,
Li poveri leprosi di questo ospedale nostro di S. Labaro, per uno memoriale presentatone si lamentano di esserne maltratti d'ogni cosa pertinente al vivere, e governo loro, si perché l'è proibita la cerca per il contorno, come ancora per non assistere qui la persona di V.S. Reverendissima come è stato sempre solito de' suoi predecessori, li quali ogni volta, che han visto li poveri di detto ospedale in necessità, non solo l'han sovvenuti con l'entrate della Mensa Magistrale, ma ancora con le proprie facoltà loro, dal che avendo avuto a noi ricorso n'ha parso ragionevole tenere avvisata V.S. Reverendissima, e dirle, supplicandola, che voglia avere qualche riguardo a tanta necessità di costoro, ed ordinar, che dell'entrate di questo pio loco se ne dia qualche particella a detti poveri,poiché ne soggiungono che ogni dì ricorrono dagli altri luoghi altri ammalati leprosi per essere stato ed essere detto ospedale Metropoli di tutta la Religione. Dall'altro canto conviene anche a noi esortarla e pregarla, come facemo con la presente, che voglia restar contenta seguir li vestigi de' suoi predecessori Gran Maestri, che così come quelli hanno fatto qui sempre personal residenza, la Reverendissima faccia altresì poiché questo ospitale fu sempre ed è a capo della sua Religione, da poiché per disgrazia della Cristiana Religione la sede principale quale era in Hierusalem pervenne in mano dell'Infedeli. E quando per alcun suo giusto impedimento non potesse con la persona sua venire per assistere qui, com'è il dovere, potrà commettere l'autoritè sua a qualche persona di qualità, a chi meglio potrà considerare, si perché si mantenghi perpetuamente la dignità d'una tanta Religione in questo Regno in servizio della Maestà Cattolica del Re Nostro Signore, come ancora per aver cura de' tanti ospedali, che sono in esso Regno, e non solo per questo, ma eziandio per ministrar giustizia a dei sudditi suoi ed ad altri che haranno contro di quelli causa di declamazione, perché da questa assentia e lontananza sua si causa il mal governo degli ospetali e delli poveri che vi sono, la prontezza, la contagione nelle città e luoghi dove conversano leprosi la negligenza ed il delinquire ed il mancamento del servitio del culto divino delle chiese e la rovina delle esse chiese e loro ospetali, non senz'offesa della coscienza sua massime che li leprosi secondo intendemo ogni dì crescono al contorno e van dispersi per esserne discacciati dalli luoghi abitati e non trovano luoco dove ricettarli. V.S. Reverendissima dunque la facci da generoso cavaliere come gli è conforme alla bona relazione, che ne habbiamo, che oltre che deve farlo di ragione e pertante giuste ragioni già dette, lo deve fare parimenti per favorir noi e questa città, dove per fama universalmente e particolarmente è amata e riverita, e baciandole la mano; preghiamo Nostro Signore Iddio che la sua illustrissima persona facci felice come desidera.
Di Capua 18 agosto 1567 " (52). Ed ecco la risposta di Giannetto Castiglione: "Molto illustri signori, alla carta delle S.V. si risponde certificandole che infinitamente da noi è stato desiderato quello che da voi ne viene scritto, Fandoli sicuri che a tutte provisioni necessarie tanto di cavalieri come di ospetali si faranno le debite provisioni e sobvenzioni, al che molto tempo fa noi provisto saria se non ci avesse ostato la sospensione con i tempi proibiti; non di meno alla prima rinfrescata si provvederà al tutto con inviarnose persone a ciò deputate. Ne lascerò di ringraziare la S.V. della loro bona mente ed amorevolezza assicurandoli che me harranno all'incontro amorevolissimo e corrispondente ad ogni servizio di tutte le S.V. illustri per le quali sarà pregato Iddio Nostro Signore a prestarli per sempre felice esaltazione con stato di quiete.
Da Roma 28 agosto 1567 " 53). Vana promessa; l'Ordine e l'ospedale non ebbero mai più la loro grandezza, il loro splendore; ed infine furno abbinati all'Ordine Sabaudo di S. Maurizio e restò come "Ordine di S. Maurizio e Lazzaro", e Capua divenne sede non più di un Gran Maestrato ma di una Commenda. Ma dove sorgeva la chiesa di S. Lazzaro e l'ospedale? Le antiche carte (54) ci dicono che il fabbricato era ad un terzo di miglio dalla città e lungo la strada "che mena al Casale di S. Maria Maggiore (l'attuale S. Maria C.V.); la entrata più grande riguarda il settentrione e la medesima città la parte occidentale riguarda detta via. All'entrtata vi era una iscrizione che ricordava Lazaro di Raimo quale fondatore dell'ospedale; all'intorno un giardino con la scalea che menva alle stanze per li poveri impiagati e per gli offiziali, ancora un pozzo d'inestinguibil vena dava acqua a li viandanti et li leprosi et li pellegrini della chiesa". Ma l'attuale chiesa di S. Lazzaro non pare essere quella della descrizione. Possibile che di tanta opera non ne restano tracce? Il Brndi asserisce che un incendio distrusse l'ospedale e la chiesa e che quella attuale, dunque, non fosse altro che la riedificazione di quella distrutta. Sorge più innanzi un corpo di fabbrica adibito attualmente a civile abitazione che presenta una particolare struttura con il muro finale a forma di abside, nel cui retro si notano due tronconi di architravi in pietra viva e sporgenti dal resto della fabbrica. Inoltre dal Pratili (55) sappiamo che la via Appia non seguiva l'attuale tracciato ma era spostata più all'interno arrivando al casale di S. Maria Maggiore (S.Maria C.V.) all'altezza dell'arco Adriano e dall'anfiteatro e costeggiando così l'ospedale di S. Lazzaro. In vicinanza di questo fabbricato sono stati repertati numerosi avanzi e tronconi di colonne ed ancora quadrati massi che tuttora ivi giacciono. Ancora attentamente osservando il muro perimetrale di detta casa si può notare una grande apertura a tutto sesto che immette in alcune stanze oggi suddivise ma tutte sullo stesso piano ed allineate con archi di volta a tutto sesto. E tali archi che misurano una larghezza di circa sei metri ed una altezza di circa quattro metri sono in parallelo con la cosiddetta e presunta abside. Inoltre si è repertato innanzi al corpo di fabbrica un pozzo con l'apertura, al terreno, quadrata da massi in pietra viva di provenienza sicura dell'anfiteatro. Ancora la disposizione topografica corrisponde alla descrizione fatta dallo Iannotta. La piccola apertura descritta era quella che doveva menare dalla chiesa nell'ospedale, mentre la grande doveva essere quella dell'entrata nel Tempio. Ricerche catastali partendo dagli attuali proprietari dello stabile si fermano al 1861 , mentre dal Catasto conciario dell'epoca (56) si rileva in una nota che l'ospedale aveva ad occidente in confine la strada tra la città di Capua ed il Casale di S.Maria C.V. e S. Maria Maggiore, mentre l'entrata principale era a settentrione. Ancora da notare che la definizione "ad Terthium" si deve intendere al terzo miglio. Cosichè, secondo noi questo fabbricato fu quello dell'ospedale di S. Lazzaro. Nulla altro più di quanto esposto ci parla dell'ospedale in Capua. Pochi avanzi e la storia, ineffabile veritiera, ci ricordano della grandezza statica ed ideale di questo grande e glorioso nosocomi Lazzaro di Betania, in Giudea, fratello di Marta e Maria, deve all'amicizia di Gesù non solo la strepitosa risurrezione dalla tomba, ma anche il culto con cui la Chiesa lo ha onorato nel corso dei secoli. Nella sua casa ospitale, a tre miglia da Gerusalemme, Gesù trascorreva brevi pause di riposo confortato dalle premurose attenzioni di Marta e di Maria e dalla sincera e fidata amicizia del padrone di casa. In ricordo di questa predilezione del Redentore, ogni anno (se ne ha notizia già nel IV secolo) i cristiani di Gerusalemme alla vigilia delle Palme si recavano in processione a Betania e sulla tomba di Lazzaro il diacono proclamava il Vangelo di Giovanni che narra con molti particolari la risurrezione di Lazzaro.
Giovanni infatti è il solo evangelista che riferisce il miracolo. La narrazione, con l'insolita abbondanza di particolari, costituisce uno dei punti salienti del quarto Vangelo, poiché la risurrezione di Lazzaro assume, al di là del fatto storico, il valore di simbolo e di profezia, come prefigurazione della risurrezione di Cristo. La casa di Betania e la tomba furono meta di pellegrinaggi già nella prima epoca del cristianesimo, come riferisce lo stesso S. Girolamo. Più tardi, i pellegrini medievali ci informano che accanto alla tomba di Lazzaro era sorto un monastero beneficato da Carlo Magno. Ma Lazzaro ebbe pure il privilegio di due tombe essendo morto due volte. La prima tomba, da cui fu tratto e risuscitato dall'amore di Cristo ("Vedi quanto l'amava" esclamarono i Giudei scorgendo sul volto di Gesù una lacrima di commozione) restò vuota, giacchè un'antica tradizione orientale considera Lazzaro vescovo e martire a Cipro. La notizia, del VI secolo, prese consistenza nel 900 quando l'imperatore Leone VI il Filosofo fece trasportare le reliquie di Lazzaro da Kition di Cipro a Costantinopoli, insieme con quelle della sorella Maria Maddalena, rinvenute a La B. Vergine e S. Lazzaro, sullo stendardo di un lebbrosario fiammingo (sec. XVI) Efeso. Antichi affreschi rinvenuti nell'isola sembrano confermare la presenza di Lazzaro a Cipro. Del tutto leggendario è invece il racconto secondo il quale Lazzaro e le due sorelle sarebbero stati gettati su una barca senza remi e senza timone e lasciati in balia delle onde, che avrebbero sospinto l'imbarcazione sulle coste della Provenza.
Eletto vescovo di Marsiglia, Lazzaro avrebbe colto la palma del martirio all'epoca dell'imperatore Nerone. I "lazzaretti", gli ospizi per i poveri reietti, gli ospedali, sorsero molto spesso all'insegna della protezione di S. Lazzaro, confondendo il Lazzaro della parabola del ricco Epulone, col fratello di Marta e Maria, "colui che Gesù risuscitò".

Dal Museo Campano di Capua 

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