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La cometa di Hale-Bopp- Segno Divino

 

“Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle …quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Luca 21, 25-28)

Se la Bibbia ci invita a non trascurare i segni che vengono dal cielo, forse uno degli ultimi, il cui ricordo è ormai lontano, è stato quello del 6 gennaio 1997, quando nel nostro cielo apparve la cometa di Hale-Bopp, dal nome dei due astronomi Halan Hale e Thomas Bopp che ne scoprirono l’esistenza il 23/07/1995. Sappiamo che essa raggiunse la minima distanza dalla terra, e quindi la massima visibilità, il 22 marzo 1997. Verso la fine del 1996, gli astronomi di tutto il mondo, rilevarono un corpo, definito Compagno, che seguiva la cometa Hale-Bopp. Di questo corpo non ne esiste più traccia per essere entrato in collisione con l’Aura della Terra, in quanto campo di forza. Dalla Sacra Scrittura sappiamo che anche la nascita di Gesù fu preceduta da una cometa nel cielo di Betlemme. Essa raggiunse il massimo splendore 22 giorni prima della nascita del Salvatore.

( Vedi secondo sigillo, messaggio del 04/01/2002 )

A distanza di oltre duemila anni la storia si ripete. La cometa di Hale-Bopp, secondo gli scienziati, raggiunse il massimo splendore il 22 marzo 1997. Essa, secondo le rivelazioni fatte ad Antonio, preannuncia la seconda venuta di Gesù sulla terra. Il numero 22, legato alla massima visibilità della cometa, ritorna ancora una volta. Per strana coincidenza (?), la data riferita dagli astronomi 22 marzo è anche la data di nascita di Antonio.

( Vedi biografia di Antonio)

Al tempo di Erode, il numero 2 veniva definito: l’immundus numerus (numero immondo). Esso rappresentava, soprattutto se accoppiato “la collera di Dio sugli empi”.Con l’avvento del Cristianesimo il numero 2 diventa il simbolo della nuova alleanza. Infatti, Gesù, prima di salire al cielo, mandò i discepoli a 2 a 2 e diede loro potere sugli spiriti immondi ( Marco 6, 7). In conclusione, il numero 22, essendo formato dal numero 2 raddoppiato, rappresenta, oggi (come fu per gli apostoli) il numero che si oppone al peccato. La cometa che apparve nel cielo sta dunque a simboleggiare il ritorno di Gesù e la vittoria definitiva del bene sul male. La cometa di cui stiamo parlando, rappresenta la potenza di Dio, il carro di ENOC, patriarca antidiluviano, che secondo la Genesi camminò con Dio e al quale fu concesso di conoscere, come essere umano, cose nascoste al mondo intero. Egli, al pari del profeta Elia, non è mai morto, poiché rapito dagli “angeli” fu portato in cielo. Quindi se è vero come è vero che i segni della seconda venuta di Gesù vengono dal cielo questo della cometa di Hale-Bopp, ci deve far riflettere.

L'ipotesi cometaria.

Pare che il primo ad interpretare la stella di Matteo come un oggetto astronomico vero e proprio sia stato Origene, teologo alessandrino vissuto nel III secolo. Nel suo Contra Celsus egli sostiene con fermezza la realtà astronomica dell'evento, che interpreta come la comparsa di una brillante cometa . Una prima constatazione molto importante tuttavia emerge subito: Matteo non fa assolutamente cenno ad una cometa, ma parla di una stella in maniera generica. È probabile che anche nelle prime comunità cristiane la stella dei Magi fosse interpretata come una cometa. Presso i Babilonesi queste erano considerate come oggetti astronomici, fonti di buono o cattivo auspicio a seconda della loro posizione in cielo, luminosità, colore. Aristotele le relegò al mondo sublunare come fenomeni astronomici, mentre Tolomeo ne sottolineava l'importanza per la predizione di importanti eventi. Innumerevoli sono gli esempi che vedono le comete come atteso segno per l'avvento di Re o Imperatori, oppure causa di profondi cambiamenti politici, o di una religione, Climatici, carestie, epidemie,e pestilenze. Fu così che nel 118 a.c. una luminosa cometa sembrò indicare la nascita di Mitridate, re del Ponto. Più tardi, nelle parole di Tacito leggiamo il terrore che incutevano a Roma: Nerone ne fu impaurito a tal punto, era il 64 a.c., da sacrificare alcuni noti personaggi romani per evitare potenziali tragedie.

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